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Viaggio nella Firenze poco conosciuta: l’Opificio delle Pietre Dure

Passeggiando per il centro di Firenze, ovunque ti volti un famoso museo, una chiesa romanica o un meraviglioso ponte ti osservano. Le più note bellezze sono a portata di mano, e di sguardo.

Ma la nostra città custodisce inimmaginabili tesori dietro spesse mura, in musei meno tradizionali e conosciuti. Non meno affascinanti, però.

Ma diciamocelo… purtroppo Firenze viene spesso vista solo come una serie di luoghi comuni: la classica passeggiata mano nella mano sul Ponte Vecchio, la cena a lume di candela al Piazzale Michelangelo, la visita alla casa di Beatrice amata da Dante, e così via.

Non che tutto questo sia da disprezzare, ma da brava abitante di Firenze, mi sento in dovere di mostrare ai nostri ospiti anche qualcosa di più. Qualcosa che rende la nostra città davvero unica.

Come l’Opificio delle Pietre Dure, che di gemme e pietre preziose è orgoglioso custode, sin dai tempi dei potenti Medici.

 

Una lunghissima tradizione

 

Se visitate Firenze con la vostra dolce metà, l’Opificio delle Pietre Dure è un’attrazione da inserire assolutamente sul vostro programma. Soprattutto se - come capita ai fiorentini come me -  avete voglia di un museo diverso dagli altri, poco affollato e dall’atmosfera unica.

L’Opificio delle Pietre Dure è un’eccellenza puramente fiorentina, come fiorentina fu la volontà che gli diede origine: il Granduca Ferdinando I de’ Medici nel 1588 sovvenzionò la fondazione di un laboratorio specializzato in intarsi di pietre semi preziose.

Ai suoi tavoli, artigiani esperti delinearono la complessa tecnica del commesso fiorentino: una combinazione perfetta di pezzi intarsiati di marmo e pietre semi preziose, cesellate in modo da combaciare come in un puzzle. In questo modo prendevano vita figure, persone, paesaggi dai contorni netti e le ombre sfumate: un effetto incredibilmente simile alla pittura.

 

Paladino dell’arte, ora come allora

 

Per oltre tre secoli, la prestigiosa officina formò artigiani autori di veri capolavori, che impreziosirono le residenze delle casate più influenti, a Firenze e in tutta Europa.

In seguito, l’opificio ha cambiato volto, adeguandosi alle nuove tecniche e alle diverse fasi di lavorazione, divenendo un laboratorio per il restauro delle opere d’arte.

Un laboratorio che niente ha perso in fatto di alta formazione dei propri addetti, eccellendo come uno dei più prestigiosi istituti di restauro al mondo.

Negli anni, qui sono stati restaurati capolavori assoluti come la monumentale croce di Giotto, la Pala di San Zeno del Mantegna, Alchemy di Jackson Pollock, La Visitazione di Luca della Robbia e molti altri.

Tutt’oggi, le innovative tecnologie e le tecniche affinate in secoli di passione spingono fin qui giovani e artigiani da ogni parte del mondo. Tutti desiderosi di apprendere la difficile arte del restauro, tutti in cerca di maestri ispirati da una città da sempre sinonimo del bello.

 

Il Novecento in mostra all’Opificio

 

Se soggiornate a Firenze in questo periodo, vi consiglio vivamente una visita all’Opificio delle Pietre Dure e all’annesso Museo, aperto tutto l’anno.  Accanto alle ricche collezioni medicee e ai campioni e strumenti che illustrano l’evoluzione del commesso fiorentino, alcune sale ospitano la mostra Il Novecento per il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure.

La mostra, visitabile fino al 4 maggio 2019, testimonia una rinnovata, forte sensibilità verso l’arte del mosaico fiorentino, a tanti secoli di distanza dalla sua nascita. In esposizione le formelle e i bozzetti da realizzare in commesso fiorentino creati in occasione di un concorso indetto dall’Opificio delle Pietre Dure nel 1953.

Un percorso espositivo che, da fiorentina e appassionata della manifattura d’eccellenza, mi ha emozionata, facendomi innamorare definitivamente del mondo dell’intarsio.

Ed innamorarsi qui è proprio il verbo giusto, un sentore che pervade ogni angolo di questo intimo museo, tanto sconosciuto quanto speciale.

Un posto magico e romantico quanto basta, un posto da vivere in coppia. Meglio se in un week end dedicato all’amore, come quello di San Valentino.

 

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